• Giovanni Cigliano

CHI SIAMO E COME IN 6 PASSI METTIAMO AL SICURO LA TUA AZIENDA


Raccontiamo dei nostri successi, del nostro “invidiabile life style”, ma quanti si

presentano raccontando veramente chi sono?


Ebbene siamo qui anche per questo.


Siamo imprenditori. Abbiamo un lungo trascorso con aziende che hanno vissuto tempi floridi, poi hanno dovuto fare i conti con sfide impegnative che le hanno fatte fallire.


Eravamo motivati, onesti e desiderosi di crescere.


Ma le buone intenzioni non sono bastate.


Siamo passati dalla gestione ordinaria, alla gestione dell'emergenza: dipendenti da pagare, Agenzia delle Entrate, Commissari, procedure di liquidazione e chi più ne ha più ne metta.


Mettici anche che siamo mariti, padri, ma prima di tutto uomini, con i pregi e difetti, e ti puoi immaginare in che razza di tritacarne, professionale e personale ci siamo ritrovati.


Che fare?


Come diceva Martin Sheen in Apocalypse Now: “Volevo una missione, e per i miei peccati me ne assegnarono una”.


La nostra missione è: salvare le Piccole e Medie Imprese Italiane.


Perché?


Perché questi eventi, ci hanno costretto stravolgere la nostra mentalità in relazione alla gestione d’impresa. Siamo passati dal fallimento al successo diventando “medici”, esperti in prevenzione e cura delle imprese!


Così abbiamo fondato, un sistema di analisi, diagnosi e cura d’impresa in 6 passi: bSafe.

Oggi più che mai, vista la situazione straordinaria che stiamo vivendo a causa della pandemia, abbiamo una cosa sola da dirvi: NON ASCOLTATECI.


Abbiamo insistito per anni sulla prevenzione degli eventi catastrofali nelle imprese, oggi quegli eventi sono realtà. Ergo: NON ASCOLTATECI.


Perché tutto quello che fino al 21 febbraio 2020 era Prevenzione dal giorno seguente è diventato Protezione.


Sono giorni molto particolari che certamente mettono alla prova persone ed imprese, ma bando alle difficoltà, crediamo che la reale soluzione provenga dal cuore e dalla mente di ognuno di noi.


Spostare il focus dal problema alla soluzione, è sempre stato un imperativo. Sarà perché non abbiamo avuto vita facile e ancora oggi ringraziamo tutti coloro i quali ci hanno dato modo di sviluppare questa attitudine.


Ci piace definirci “medici”, dediti alla prevenzione e alla cura. Lo facciamo dapprima sul nostro organismo: attività fisica, 7 ore di sonno, integrazione alimentare, meditazione, in sostanza tutto ciò che possiamo fare per ottimizzare la macchina biologica.


Ancor di più amiamo farlo con le imprese.


Quelle piccole e medie per l’esattezza, quelle che rappresentano “solo” il 95% del tessuto imprenditoriale italiano, quelle che trainano avanti il paese da anni con una forza sovrumana ed un incredibile spirito di intraprendenza.


Prevenzione e cura dunque, seguendo un approccio innovativo e antico al tempo stesso.

Un documento pubblicato da Airmic (l’associazione britannica dei risk manager) e realizzato in collaborazione con Arthur D. Little, Willis Towers Watson e Zurich, analizza le disfunzioni che possono emergere dalla diversa visione del rischio correlato alle persone.

Una visione diversa ma integrata dei rischi legati al personale d’azienda può portare vantaggi a tutta l’organizzazione. È la linea su cui si pone il report “Managing Risk−The Human Factor” pubblicato a dicembre da Airmic.


L’obiettivo è far luce sulla gestione del rischio determinato dal fattore umano, che viene visto separatamente dalle funzioni aziendali di risk management e di HR.


La tendenza da parte delle due funzioni è di trattare i rischi delle persone come categorie separate, e quindi anche come processi separati, mentre risulta più efficace coglierli come parte di un quadro più ampio, in cui agiscono in maniera integrata.


La guida illustra in maniera pratica i benefici di una più stretta cooperazione tra le funzioni HR e di risk management con esempi di vantaggi strategici per entrambi: eliminando il rischio in relazione alle persone può essere controllato e può valorizzare maggiormente tutti gli aspetti della gestione del rischio.


Ad esempio, in un’indagine del 2019 tra i soci di Airmic, la perdita di reputazione è stata identificata come il rischio aziendale più importante (76%), e l'incapacità di attrarre e trattenere i talenti trova anch’essa un’alta considerazione (43%).


Le prospettive delle due funzioni sono ugualmente importanti e il documento pubblicato rimarca le inefficienze che possono emergere dall’assenza di interazione tra esse. Al contrario, sostengono gli autori del report, RM e HR possono collaborare e supportarsi a vicenda, accrescendo il valore strategico dei rispettivi ruoli ma anche arrivando ad una migliore esperienza dei dipendenti, a una maggiore produttività e a una riduzione dei costi del rischio”.

(Fonte ANRA-Associazione nazionale Risk Manager e Responsabili Assicurazioni Aziendali)


Citando l’autorevole Airmic, vogliamo aprire una riflessione ancora più ampia ed utile a definire il nostro approccio:

la gestione del rischio collegata al fattore umano, va integrata all'interno di tutti i processi aziendali .


Laddove i colleghi britannici tendono ancora a considerare il fattore umano collegato esclusivamente a specifiche aree, la nostra visione contempla tutte le aree di rischio in cui il fattore umano è determinante e non solo nelle funzioni di HR.


L’analisi delle risorse umane per noi è il punto di partenza, non una delle parti in gioco. Questo tipo di analisi è prioritaria nel nostro approccio, perché ci pone nelle condizioni di conoscere concretamente quel capitale intangibile che impatta enormemente su tutta l’organizzazione.


Se volete, diamo i numeri

Secondola società di consulenza Gallup, che dal 2001 conduce studi di fidelizzazione dei dipendenti, l’economia tedesca ha perso fino al 2016 tra i 76 e i 99 miliardi di euro all’anno per il fatto che le aziende non riescono a legare emotivamente i propri dipendenti all’azienda stessa.


Una recente indagine (WorkForce in Europe 2018) condotta da ADP su oltre 10mila lavoratori dipendenti europei, di cui 1.300 italiani, ci dice che le situazioni “critiche” legate alla produttività non sono isolate. Anzi. Lo studio rivela infatti come poco meno di un terzo dei lavoratori in Italia (il 32% per la precisione) faccia regolarmente fatica ad essere produttivo nel proprio lavoro, come il 10% dei lavoratori sia raramente (o mai) al massimo della propria efficienza e come solo un quarto del totale (il 23%) dichiari invece di esserlo sempre.


Secondo lo Stanford Research Institute International, il 75% del successo di un lavoro a lungo termine dipende dalla padronanza delle soft skills e solo il 25% da competenze tecniche.


Dove per soft skills intendiamo quegli attributi personali, i tratti del carattere, i segnali sociali intrinseci e le abilità comunicative necessarie per il successo sul lavoro, ma anche nella vita di tutti i giorni.


Le competenze trasversali al centro del nostro approccio

ll nucleo fondamentale delle Soft Skills identificato dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) è costituito da 10 competenze:


  • Consapevolezza di sé

  • Gestione delle emozioni

  • Gestione dello stress

  • Comunicazione efficace

  • Relazioni efficaci

  • Empatia

  • Pensiero Creativo

  • Pensiero critico

  • Prendere decisioni

  • Risolvere problemi


Tali competenze possono essere raggruppate secondo 3 aree:


EMOTIVE - consapevolezza di sé, gestione delle emozioni, gestione dello stress

RELAZIONALI - empatia, comunicazione efficace, relazioni efficaci

COGNITIVE - risolvere i problemi, prendere decisioni, pensiero critico, pensiero creativo


Ebbene il nostro approccio si fonda essenzialmente su queste tematiche, attraverso un processo che prevede la prevenzione e la cura dell’impresa a partire dalle risorse umane e la loro relativa formazione in area soft skills, con strumenti quali test della personalità, interviste, colloqui individuali e briefing in team.


Contestualizzando ogni singola risorsa e correlarla alle aree di rischio strategico individuate in un'analisi più tecnica, può originare una completa visione d’insieme, utile ad migliorare il clima emotivo dell'azienda presa in esame.


Si traduce in questa modalità il nostro innovativo metodo che pone particolare attenzione e risalto al principale attore di ogni singola organizzazione: l’essere umano.