• Matteo Barbieri

LA RICETTA PER LA LEADERSHIP PERFETTA

Aggiornato il: apr 24

"Lei non sa chi sono io! Quando lo scopre, me lo spieghi"

Gli stati di emergenza aprono sempre molte riflessioni, perché, inevitabilmente ci ritroviamo nella posizione di chi osserva impotente ciò che accade attorno a sé, sapendo che l’effettiva influenza che possiamo esercitare sugli eventi è scarsa.


La platea si divide tra:

- Osservatori passivi: non ho consapevolezza civica, guardo Netflix e aspetto tempi migliori

- Osservatori critici: gli indignati speciali, quelli che sono diventati virologi in 12 ore di lettura di articoli su internet e studiano grafici e modelli predittivi come se fossero la Gazzetta dello Sport

- Osservatori equilibrati: si informano solo sui siti ufficiali e cercano di capire come cambierà la loro vita personale e professionale

- Osservatori opportunisti: capiscono che l’emergenza aumenta le opportunità in certi campi strategici e cavalcano l’onda. Produttori casalinghi di mascherine, consegne a domicilio, consulenti d’impresa, ecc.


Si badi bene, lo sguardo non vuole essere critico o moralista, ma semplicemente desideroso di offrire nuovi spunti di riflessione.


Anche perché all'interno di questa classificazione, noi apparteniamo alla categoria degli “opportunisti” che, al di là della valenza negativa, hanno una qualità: si focalizzano in modo etico sulle soluzioni anziché sui problemi.


Provo a capire se, con le mie qualità, riesco a supportare qualcuno e ne faccio un modo per ricostruire la mia vita personale e professionale aiutando gli altri. In una parola: “Etica”.


Questo accade mediamente in platea.

E al vertice?


Mia nonna mi diceva: “Più sali in alto, più mostri il cxxx”.

Ovvero la responsabilità porta con sé il giudizio dovuto all’esposizione mediatica.


Il leader vive per definizione una posizione scomoda, perché statisticamente è improbabile che possa agire al meglio, semplicemente perché la definizione di “al meglio” non è univocamente riconosciuta dalla sua platea.


In condizioni di ordinarietà si critica con grande veemenza il governo (oltre al tempo ed alle donne come cantava Fabrizio De Andrè), perché l’atteggiamento più semplice è cercare le cause dei nostri problemi all'esterno.


Questione di stile


“Il mio capo avrebbe potuto fare così”, “Il premier Conte avrebbe dovuto agire diversamente”, insomma esprimiamo un parere sullo stile di leadership e sulla gestione dei problemi a partire da un ristretto numero di ipotesi a disposizione che tendono a semplificare i problemi.


Questo aspetto è fondamentale per la comprensione del tema: i sistemi complessi vanno gestiti con le risposte più semplici possibili, ma dopo aver valutato tutti gli elementi in gioco e le loro possibili interazioni.


Gestire uno stato è un lavoro duro.

Come gestire un’azienda, ma con la differenza che cambiando le dimensioni ed aumentando la complessità si è spesso soggetti al famoso “Effetto farfalla”, vale a dire, un’azione compiuta per esempio al vertice ha ripercussioni inaspettate in un punto lontano del sistema.


Chi ha qualche anno in più ricorderà che in Italia l’equilibrio politico è stato garantito per anni dal partito della Democrazia Cristiana, che di fatto tentava di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, per non scontentare nessuno.


Questi signori, esperti e navigati politici, conoscevano forse gli effetti fuori controllo del loro operato e complice la ridotta esposizione mediatica di allora, comparivano poco in tv, i tempi di acquisizione delle notizie erano legati alle uscite dei quotidiani, utilizzavano anche un linguaggio politichese che aumentava la percezione che fossero una casta di semi – Dei che aveva il potere di guarire tutti i mali.


Ricordate il confronto all'americana Berlusconi – Occhetto del 1994? E’ stato lo spartiacque tra due stili di leadership: tecnico e mediaticamente esposto contro politico ancien regime.


Al di là delle valutazioni politiche sulle parti, interessa comprendere come Berlusconi aveva ben compreso che occorreva una forma idonea ai tempi per vincere, e così fu.


La velocità con la quale oggi consumiamo informazioni non ci permette quasi di esprimere pareri stabili, i dati che acquisisco oggi sono già vecchi una volta processati.

Come faccio a giudicare l’operato del Premier Conte? Leggo qualcosa su Facebook, guardo un paio di statistiche ed esprimo un giudizio sui social. Capite il delirio informativo che si genera? L’Effetto farfalla cresce in maniera esponenziale.

Qual è dunque lo stile di leadership adottabile oggi?


Per dirla con Daniel Goleman, che un paio di cose sull’intelligenza emotiva le aveva capite, possiamo osservare uno stile di leadership del governo italiano che oscilla in modo incontrollato tra “Armonizzatore” ed “Autoritario”, vale a dire ascolto tutti e cerco di trovare una mediazione, poi capisco che facendo così non ne caverò nulla (e nel frattempo il tempo passa e le condizioni restano fuori controllo), quindi decido di emanare un decreto restrittivo dispone di fare delle cose senza che nessuno abbia le risorse.


E’ un po' come dire a chi non ha i soldi per acquistare il cibo che è obbligato a seguire una dieta bilanciata.


La leadership, al pari delle altre competenze trasversali sancite dal O.M.S. sono le qualità che fanno realmente la differenza nella gestione delle imprese e nella vita di tutti noi.


Anche la Stanford University, a seguito di numerose ricerche in questo ambito si è espressa in tal senso che parafrasiamo: “Puoi essere un ottimo tecnico, ma se ti comporti in modo inadeguato farai più danni della grandine”.


Il nostro lavoro è fatto di misurazione e interventi di rischi e opportunità nelle aziende italiane, se vuoi, lasciati accompagnare nella scoperta di ciò che fa veramente la differenza: la valorizzazione del potenziale delle persone nelle imprese.


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Alla nostra rinascita, dunque.